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Vanloon - Le foibe ed il Giorno del Ricordo

3 novembre 2012 Il Caso S. No Comments

Puntata 2 – anno 1, 11 febbraio 2012
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Questa è una puntata del primo anno di Vanloon, la nostra rubrica su Radio Città Fujiko; vai alla pagina Radio per trovare le altre puntate.
manifesto Giorno del Ricordo

«Giorno del Ricordo» o orgoglio fascista?

Ciao da Debs e Spiz,

foibe, 10 febbraio, giornata del ricordo. Momento nazionale o commemorazione dell’orgoglio fascista? La legge n.92 del 2004[1] celebra il 10 febbraio di ogni anno la «memoria delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale»; tale data è stata scelta in relazione al passaggio di gran parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia.
Ma che cosa sono le foibe? Generalmente si tratta di cavità carsiche, simili ad una caverna, tipica del territorio della Venezia Giulia. Ma nel vocabolario comune rappresentano un evento tragico intorno al quale si è sviluppato negli ultimi anni un vivace dibattito pubblico.

Questa regione passò all’Italia con la fine della prima guerra mondiale insieme all’Istria e alla Dalmazia, territori già allora a stragrande maggioranza di etnia slovena e croata. Durante il Ventennio, fu attuata un’ tentativo d’italianizzazione forzata tramite la chiusura delle scuole slovene e il divieto di parlare lingue che non fossero quella italiana.
L’operazione di «bonifica nazionale» portò tra l’altro alla creazione di campi di concentramento per la popolazione jugoslava, dove le condizioni di vita erano disumane: nel campo di Arbe (in Dalmazia), la mortalità superò addirittura quella di alcuni lager nazisti come Buchenwald.
In questo territorio lo scontro tra le forze partigiane e i nazifascisti fu particolarmente aspro e cruento. Nell’autunno del ’43 e poi nella primavera del ’45 effettivamente si verificarono casi di vendetta personale da parte di membri dell’Esercito di Liberazione Jugoslavo ai danni di italiani militari, civili e collaborazionisti. Alcuni di questi furono effettivamente infoibati, cioè gettati nelle foibe.

Questo tema ha sollevato – soprattutto negli ultimi anni – un accesso dibattito pubblico, basato sull’idea che le foibe abbiano coinvolto migliaia di persone. Convinzione alquanto strana, visto che gli unici studi effettuati con rigore metodologico, tramite testimonianze dirette e ritrovamento dei corpi, parlano di una cifra compresa tra le 400 e le 600 vittime.
Allora perché gonfiare così tanto le cifre? A quale scopo? Semplificare a tal punto la questione non rischia poi di confondere tutto in un indecifrabile calderone?
Scorrendo la legge che istituisce la Giornata del Ricordo possiamo trovare qualche elemento in più. Nel testo le persone incluse nella cosiddetta strage delle foibe vengono accomunate con gli esuli giuliano-dalmati, disegnando un rapporto di causa-effetto tra i due fenomeni; fenomeni che però hanno radici ben diverse e per questo andrebbero indagati in modo autonomo.

Ciò che viene spacciato per l’esodo degli italiani da quelle terre nel secondo dopoguerra conteggia in realtà tutte le migrazioni che hanno coinvolto la regione, addirittura tra il 1918 e gli anni Cinquanta, e che ovviamente comprendono popolazioni non solo italiane.
Al contrario, si è affermata in questi anni un’interpretazione unificante dei due fenomeni che pensa alle foibe come parte di un più ampio progetto di pulizia etnica operata dagli slavi ai danni degli italiani, con la finalità di cacciarli, appunto «in quanto italiani». Mischiare questi due fenomeni serve a vedere gli infoibati e gli esuli giuliano-dalmati come vittime a senso unico di un presunto genocidio italiano, omettendo di contestualizzare l’operato degli italiani in Istria e in Dalmazia, senza ricordare le stragi e la feroce repressione contro la Resistenza e la popolazione jugoslava.
Interpretazione questa, nettamente smentita dalla realtà storica.

Sembra allora che tutte queste imprecisioni siano al servizio di un progetto politico che finisce con l’equiparare le vittime del nazifascismo con quelle della Resistenza.
Tutte le atrocità e violenze meritano di essere ricordate ma non strumentalizzate per scopi politici. L’istituzione della Giornata del ricordo sembra invece finalizzata a emettere condanne selezionando cosa ricordare e cosa cancellare, per creare una nuova memoria pubblica che riscatti quelle forze politiche con alle spalle un passato compromettente da farsi perdonare. Non è un caso che varie proposte di legge che chiedono la commemorazione delle vittime del colonialismo italiano giacciano nel dimenticatoio della politica.

La giornata del ricordo infatti diventa sempre più una sorta di “rifugio” ideologico dove nostalgici e revisionisti assolvono il proprio passato e legittimano il loro presente rinnegando ancora i valori della resistenza come solidarietà e antirazzismo. Non è un caso notare lampanti analogie tra la descrizione dei malvagi partigiani jugoslavi e l’immagine attribuita ai migranti esteuropei.

Se nel caso del Giorno della Memoria questa viene fondata sull’omissione della responsabilità italiana nello sterminio degli ebrei, la Giornata del Ricordo si fonda sull’esperienza degli esuli giuliano-dalmati dimenticando ancora una volta i crimini italiani commessi durante l’occupazione. Il ricordo, in quanto tale è individuale, doloroso ma non per questo adatto a divenire l’unica chiave di lettura di questo periodo. Il rischio?
La commemorazione è diventata motivo di orgoglio dell’estrema destra.

Lasciandovi con queste riflessioni vi invitiamo a visitare il nostro sito e… alla prossima puntata!

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