Dialogando di storia, qualcosa ne verrà fuori!

Radio

il Caso S. è «on air»: Vanloon

Dal gennaio 2012 il Caso S. ha inaugurato una rubrica di comunicazione storica, ospitata da Radio Città Fujiko, radio indipendente bolognese www.radiocittafujiko.it.
Vanloon – questo il nome della rubrica – è arrivata al suo terzo anno e va in onda ogni 15 giorni, il sabato, tra le 11:30 e le 12:30 circa.

> Ascolta le puntate del primo anno

> Ascolta le puntate del secondo anno

Potete ascoltare le puntate sul podcast qui sotto e nelle pagine con i testi completi:

…oppure potete scaricarle direttamente da qui.

Puntata 9, 15/03/2014 – Fausto e Iaio

Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci erano due diciottenni del Casoretto. Da qualche mese i due avevano iniziato a lavorare, insieme a molte altre persone che gravitavano intorno al Leoncavallo, a un libro bianco sullo spaccio di eroina a Milano. Il 18 marzo di 36 anni fa, intorno alle 8 di sera, diretti verso casa, tre uomini vanno loro incontro, li chiamano e fanno fuoco con una Beretta calibro 7 e 65. (…continua a leggere)

Le precedenti puntate

«Col cinema viene condotta, da varie parti, una lotta silenziosa ma gigantesca, che mette in giuoco valori psicologici morali e materiali sconosciuti ai tecnici della guerra delle armi. Combattere un tipo di cinema straniero che nuoccia all’educazione e all’educazione delle nostre masse, semplicemente con la critica, è ridicolo. Ai films bisogna contrapporre i films.»

Parole di Carlo Lizzani, nel 1945. Ma cosa c’entra il cinema con il PCI? (…continua a leggere)

Ogni tanto ritorna il solito monito al ricordo: «anche noi siamo stati un popolo d’immigrati». Ed in effetti lo siamo stati, se si pensa alla fuga dei cervelli degli ultimi anni lo siamo ancora. Ma si può parlare veramente di una differenza tra l’emigrazione italiana dei due secoli passati e quella degli immigrati di oggi? E davvero noi eravamo migranti migliori?

Prendiamo l’esempio della migrazione verso la Francia. (…continua a leggere)

Negli ultimi anni abbiamo assistito a diversi tentativi di rivisitare in senso negativo la storia della Resistenza italiana contro il fascismo che finora si erano diffusi per lo più a livello di dibattito sui mezzi d’informazione.
Quand’è che si parla di revisionismo storico? E come si è caratterizzato in Italia il revisionismo sulla Resistenza? (…continua a leggere)

Brixton brucia, la notte del 10 aprile 1981. Per varie ore un intero quartiere di Londra è completamente fuori controllo, capitolo più importante di una scia di rivolte urbane, tra cui Birmingham, Leeds, Liverpool, che hanno come causa scatenante motivi razziali.
Cosa aveva scatenato tutta quella rabbia? (…continua a leggere)

Savona, 1974. In un posto così sicuramente non ti aspetti un’escalation di attentati dinamitardi. Eppure nel novembre in soli 15 giorni esplodono 7 bombe. Colpiscono edifici pubblici, abitazioni private e infrastrutture. L’impressionante costanza degli attentati – praticamente uno ogni due giorni – provoca la reazione popolare. Si assiste a una mobilitazione dal basso spontanea e capillarmente diffusa sul territorio al fine di prevenire altri attentati. (…continua a leggere)

«l’ordine storico non è che un ordine di morti. La storia si fa fuori dal muro». (Marek Edelman)
Siamo abituati, nelle annuali celebrazioni della giornata della memoria, a vedere immagini di repertorio con file di ebrei che come agnelli al macello vanno incontro al loro destino di morte senza alzare un dito. In questa puntata vogliamo parlarvi di una storia di ribellione e di coraggio: quel ghetto di Varsavia simbolo, se vogliamo, dell’oppressione ma anche della speranza e della resistenza ebraica contro la soluzione finale. (…continua a leggere)

Non è una novità che in Italia ci sia un problema di razzismo. Ma anche alcuni aspetti delle critiche antirazziste dovrebbero essere spurie da caratteri paternalisti che vedono i migranti solo come vittime e individui da proteggere e mai come soggetti attivi o potenzialmente rivoluzionari. Proprio a febbraio ricorre l’anniversario della morte di un immigrato anarchico italiano in Argentina: viene dall’Abruzzo, ha lottato per i suoi ideali antifascisti dall’altra parte dell’oceano, era anarchico e la sua patria era il mondo intero. (…continua a leggere)

Macchine da scrivere, calcolatrici meccaniche, design, responsabilità sociale d’impresa… a sentire oggi parlare della Olivetti di ieri, sembra che in Italia sia realmente esistita una fabbrica che trattava bene gli operai, si fondava su una visione strategica di lungo periodo e investiva sulla produzione senza dimenticare il territorio, l’estetica e la cultura. Insomma, una fabbrica che non c’è, o che non c’è più… ma sappiamo che il carattere pionieristico degli anni ‘50 e ’60 è definitivamente tramontato, rottamato insieme a quei vecchi arnesi che un tempo si usavano per scrivere. (…continua a leggere)

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