Dialogando di storia, qualcosa ne verrà fuori!

Radio - anno 1

il Caso S. è «on air»: Vanloon

Dal gennaio 2012 il Caso S. ha inaugurato una rubrica di comunicazione storica, ospitata da Radio Città Fujiko, radio indipendente bolognese www.radiocittafujiko.it.
Vanloon – questo il nome della rubrica – rappresenta per noi l’opportunità di sperimentarci su di un media tanto differente dalla pagina sul web.
La rubrica è andata in onda ogni 15 giorni, il sabato, tra le 12 e le 12:30 circa.

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Potete ascoltare le puntate sul podcast qui sotto, man mano vengono aggiunti i testi completi (a partire dalla più vecchia, link in fondo alla pagina):

…oppure potete scaricarle direttamente da qui.

Puntata 12, 30/06/2012 – La strage di Ustica

La sera del 27 giugno 1980 un aereo di linea di una compagnia privata, un DC9 dell’Itavia, durante il suo volo da Bologna a Palermo scompare dagli schermi radar di Ciampino, nei pressi dell’isola di Ustica. Nessun superstite, meno della metà degli 81 corpi viene ripescata, mentre il relitto del velivolo sarà recuperato solo 11 anni dopo.
Come mai dopo 32 anni non sappiamo ancora cos’è successo veramente?

Le precedenti puntate:

Anche per i non appassionati è impossibile negare che il calcio riguardi un po’ tutti noi. Almeno per oggi però vorremmo mettere tra parentesi il calcio delle cronache nazionali, prodotto di consumo all’interno della società capitalista, e mettere in luce il suo lato più appassionato e romantico portando ad esempio la vita di un calciatore venuto a mancare il dicembre scorso, Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio conosciuto semplicemente come Socrates.

Il due giugno è l’anniversario del referendum del 1946, che sancisce il passaggio da monarchia a repubblica. Per questo parleremo della Costituzione del 1948, la carta su cui questa repubblica si fonda. I difficili lavori dell’Assemblea Costituente durarono un anno e mezzo, oggi però vi raccontiamo di una vicenda poco conosciuta: la discussione intorno all’articolo sul diritto alla resistenza, presentato da Giuseppe Dossetti, che non trovò spazio nel testo finale.

Grazie a Chiara Maccioni, amica del Caso S., per la realizzazione di questa puntata.

In una notte newyorkese del 1943 la diciassettenne Judith Malina incontra Julian Beck, giovane pittore d’estrazione borghese. I due daranno vita ad una delle esperienze più significative e durature della Storia del teatro contemporaneo, il Living Theatre. Un’esperienza che concilia l’immediatezza (fisica, artaudiana, partecipativa) a un orizzonte ideale. È la pratica costante dell’utopia libertaria, che tesse la rivoluzione.

Lontano dall’essere qualcosa di scontato, la possibilità di divorziare è stato garantita con il referendum del 12 e 13 maggio 1974, appena 38 anni fa. La popolazione italiana era chiamata ad esprimere la propria opinione sulla Legge Fortuna-Baslini, approvata in Parlamento nel dicembre 1970, legge che appunto permetteva il divorzio con quasi cento anni di distanza rispetto a paesi come Francia e Gran Bretagna. Ma quali i motivi di questo ritardo?

Chiunque ha presente il 25 aprile come data in cui si celebra la Liberazione dal nazifascismo, ma non tutte le città del nord Italia furono liberate allo stesso modo e nello stesso momento. Forse in pochi al di fuori dei bolognesi (e chissà che anche loro non abbiano qualche dimenticanza) sanno che la città delle Due Torri conobbe la fine dell’occupazione un po’ in anticipo, il 21 aprile 1945…

Antonio Gramsci fu una delle personalità più importanti del nostro Novecento. Deputato, dirigente politico, tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e tra i pensatori italiani più studiati all’estero per la complessità della sua elaborazione filosofico-politica. Una figura capitale, riferimento intellettuale per correnti ideologiche persino agli antipodi fra loro. Non sorprende, quindi, che ancora oggi, a più di settant’anni dalla morte, Gramsci sia al centro di un vivace dibattito culturale. (…continua a leggere)

Nella storia argentina novecentesca si susseguirono a fasi alterne colpi di stato militari e governi democratici. Sicuramente però la dittatura del 1976 fu la più atroce e violenta a causa della spietatezza e della macabra pianificazione repressiva che ebbe alle sue spalle. Gli anni settanta furono in Argentina, come d’altra parte in tutta l’America latina, anni di forte dinamismo politico. Il ’68 Argentino era sfociato nei violenti scontri del cordobazo contro la giunta militare dell’epoca, e varie erano le organizzazioni armate e rivoluzionarie attive nel paese. Tensioni e violenze politiche erano costanti anche all’interno dello stesso partito peronista. Con la morte di Peron nel 1974, i precari equilibri del paese andarono aggravandosi… (…continua a leggere)

Radio Alice per servirla. 100 megahertz tondi tondi, con Garibaldi al violoncello e Rin Tin Tin allo scacciapensieri. Una specie di costante sperdimento del livello normale della realtà perduta nei tribunali sonori cui rispondiamo: Zut!

Le parole che avete appena sentito sono di un’emittente bolognese, ormai scomparsa con lo stravolgimento comunicativo degli anni Settanta.
Era il marzo del ’76 quando con una vecchia apparecchiatura militare iniziò quel magico esperimento che cambiò il volto dell’etere: nasceva radio Alice.
Sicuramente una delle tante radio libere della stagione dei cento fiori ma che per l’innovazione del suo linguaggio, della sua capacità comunicativa e del rapporto con il Movimento è stata l’esperienza più rappresentativa del lungo ’77. Sovversiva, provocatoria, demenziale, innovativa nella tecnologia e nella scena politica, radio Alice si definiva una radio “mao-dadaista”, voleva cioè mettere insieme lo spirito provocatorio dei dadaisti e lo spirito della rivoluzione culturale cinese. (…continua a leggere)

Negli ultimi tempi la questione ambientale è stata completamente assorbita dai mass media. Ogni giorno attraverso giornali, televisione e internet ci viene raccontato degli ultimi disastri ambientali, e ce ne sono profetizzati di nuovi. L’immagine di un pianeta Terra costantemente minacciato da cupidigia e negligenza umane è talmente assodata da lasciarci ormai indifferenti.
Da parte loro le nuove strategie di marketing, il green washing, hanno fatto del “rispetto per l’ambiente” uno specchio per le allodole, al fine di vendere i prodotti a prezzi maggiorati, facendo leva sul sentimento solidale del cittadino medio.
Ma chi davvero lotta e si interroga su queste problematiche? Quando è nato e come è cambiato il cosiddetto “movimento ecologista”, eterogeneo quanto le questioni che solleva? (…continua a leggere)

In Italia ogni 10 febbraio si celebra il giorno del Ricordo, istituito nel 2004 per celebrare «la memoria delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale».
Questa giornata è effettivamente un momento di cordoglio nazionale o è divenuta la commemorazione dell’orgoglio fascista?
Negli ultima anni si è affermata un’interpretazione che pensa alle foibe come parte di un più ampio progetto di pulizia etnica operata dagli slavi ai danni degli italiani, con la finalità di cacciarli, appunto «in quanto italiani». Ma è effettivamente così? (…continua a leggere)

In questi giorni abbiamo visto celebrazioni, convegni e dibattiti intorno alla ormai conosciutissima giornata della Memoria ovvero il 27 gennaio, ma cosa significa memoria per l’Italia? Parlarne non è semplice. La memoria pubblica per esempio non è spontanea come un qualsiasi ricordo. Può essere infatti costruita, manipolata o filtrata.
Come è stata scelta la data del 27 gennaio? Quale dibattito c’è stato? Qual è l’importanza delle celebrazioni pubbliche oggi? (…continua a leggere)

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