Dialogando di storia, qualcosa ne verrà fuori!

Radio - anno 2

il Caso S. è «on air»: Vanloon

Dal gennaio 2012 il Caso S. ha inaugurato una rubrica di comunicazione storica, ospitata da Radio Città Fujiko, radio indipendente bolognese www.radiocittafujiko.it.
Vanloon – questo il nome della rubrica – rappresenta per noi l’opportunità di sperimentarci su di un media tanto differente dalla pagina sul web.

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Potete ascoltare le puntate sul podcast qui sotto e nelle pagine con i testi completi:

…oppure potete scaricarle direttamente da qui.

Puntata 15, 29/06/2013 – Thomas Paine

Le idee e gli individui hanno sempre trovato il modo di circolare, anche se prima si spostavano più lentamente. Un ottimo esempio di questa tendenza è il pensatore inglese Thomas Paine. Non dovete immaginarvi un aristocratico ben vestito, chiuso nell’agio del suo palazzo. Al contrario, con la sua esperienza di vita Paine è riuscito a interpretare l’Oceano Atlantico come uno spazio vivo, capace di influenzare con grande efficacia la terraferma. (…continua a leggere)

Le precedenti puntate:

Bologna non c’è più / se l’hanno presa loro [...] Non ti sei perso niente, / Non ti sei perso niente, / Paz

Con queste parole la band combat rock marchigiana The Gang ricorda Andrea Pazienza, artista versatile che scelse di abbandonare la pittura e l’illustrazione per dedicarsi al fumetto, con l’idea di poter raggiungere un pubblico più vasto, simbolo di una generazione di giovani fumettisti che nella produzione underground trovarono una risorsa più che un rifugio, ma soprattutto una Bologna che non c’è più. (…continua a leggere)

Maggio 2013, Roma. Un corteo passa per la città: sembra un gruppo di chierichetti dalle facce pulite, in mano cartelli che invocano la fine di stragi di innocenti. Le assassine? Donne che vogliono abortire, donne che fanno del proprio corpo ciò che vogliono. Nello stesso giorno la questura ha vietato il corteo in ricordo di Giorgiana Masi che si è tenuto comunque. (…continua a leggere)

La parola sinistra in Italia oggi fa fatica a trovare un riferimento in parlamento, per non parlare poi della definizione di «partito»; è ancor più difficile immaginare un corteo di militanti che cantando bandiera rossa si dirige in Piazza Maggiore a ascoltare una proposta politica: scivoleremmo nell’immaginazione. Vogliamo raccontarvi come in un altro periodo di forte cambiamento, quello degli anni Settanta, la sinistra Europa ha cercato di immaginare un altra Europa. (…continua a leggere)

Contratti a progetto, lavoro interinale, stage gratuiti e richieste assurde tra provvigioni e discriminazioni di ogni genere: i diritti di chi lavora ormai sono un miraggio. Assordati dalla drammaticità del lavoro ci viene in mente chi per migliorare le proprie condizioni lavorative ha lottato con ogni mezzo necessario. Volgiamo lo sguardo alla nostra città, a fine ottocento, quando gli anarchici bolognesi sono parte attiva delle lotte sindacali. (…continua a leggere)

«Da più di una settimana […] si spengono nei reparti i fragori delle macchine […] si rilassa la tensione nervosa del lavoro a catena, i volti si levano dignitosi ed energici […], le braccia si incrociano»

Alla Fiat Mirafiori, il 5 marzo 1943 segna l’inizio di uno sciopero degli operai, perché si è esasperati e non si può più andare avanti. Sono i prodromi della Resistenza italiana? Il rinnovato protagonismo della classe operaia? I “famosi scioperi del marzo” sono ormai il simbolo della rinascita delle forze democratiche, del Nord operaio che suona il “la” della riscossa nazionale. Ma fino a che punto è proprio così? (…continua a leggere)

«[...] Hanno impugnato i manganelli / ed han picchiato come fanno sempre loro / ma all’improvviso è poi successo / un fatto nuovo, un fatto nuovo, un fatto nuovo / non siam scappati più, non siam scappati più!»

Certamente il 1968 è qualcosa di più di scontri e manganellate, di slogan e capelloni ma esistono degli episodi simbolo, spartiacque dai quali indietro non si torna e che segnano una svolta all’interno del movimento studentesco che tra il 1967 e il 1968 faceva le sue prove di rivoluzione occupando le università e scendendo in piazza. (…continua a leggere)

I grandi problemi del Pianeta non vengono più affrontati dall’Assemblea delle Nazioni Unite. Se ne occupa il Consiglio di sicurezza dell’ONU, se sono crisi come l’ultima in Mali; per il resto se ne occupano i summit di G8 e G20. Ma chi siede in queste assemblee? Sono efficaci e democratiche? E come si è arrivati a questa situazione? (…continua a leggere)

«Hitler voleva trasformare gli ebrei in un bersaglio. Gli ebrei russi gli hanno dimostrato che un bersaglio spara. Una volta gli ebrei sognavano la terra promessa. ora l’ebreo ha una terra promessa: la prima linea di difesa»

L’autore di queste parole è Il’ja Grigor’evič Ėrenburg, ebreo, sovietico, giornalista e intellettuale, una figura chiave per inquadrare la resistenza ebraica al nazifascismo. (…continua a leggere)

C’hanno annunciato la fine del mondo per l’ennesima volta, ma l’annuncio della catastrofe è stato un problema reale nel periodo della guerra fredda. Il fungo atomico diventa un riferimento continuo per follia e distruzione totale, nell’immaginario collettivo. Appena dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale e sopratutto di Hiroshima e Nagasaki gli scienziati si interrogano sulla loro responsabilità e sulla pretesa oggettività di tecnica e scienza. In che modo? (…continua a leggere)

«Europa in crisi, l’Europa che ci salverà, quello che l’Europa ci chiede»: ma quale Europa? Ormai è diventata la padrona indiscussa dei mass media tra crisi e possibilità di salvarci dal disastro finanziario. È cosa nota che l’Europa come concetto ha una storia più lunga della recente crisi economica, una storia dibattuta sul suo aspetto umanistico, geografico e ovviamente economico. (…continua a leggere)

Si chiamava American Dream e attraversando l’oceano tra gli anni Trenta e Cinquanta arriva in Europa dando a tutti la possibilità di sognare un mondo diverso guidato dalla propria volontà. Un esempio è la storia del torinese Fred Buscaglione che tra ironia e divismo alla Bogart e Gable ha lasciato in Italia un immaginario di America dissacrante e liberatoria tanto promettente quanto distante dall’Italia di quegli anni. Ma quanto è durato? (…continua a leggere)

Berlino, è la sera del 9 novembre 1989. È la fine del muro, simbolo della Guerra Fredda, che per quasi trent’anni divise in due la capitale tedesca così come era divisa la Germania stessa tra un ovest capitalista e un est socialista. Ma che fine fece la diversità della Germania socialista? Cosa hanno significato quarant’anni di quell’esperienza nella cultura, nella memoria e nell’esperienza della gente comune? (…continua a leggere)

Obama-Romney: è giunto quasi al termine lo scontro mediatico, portato avanti a suon di tweet ed eclatanti apparizioni televisive. La campagna politica statunitense s’incentra tutta sulle tattiche “pubblicitarie” del candidato, mettendo in moto una macchina elettorale gigantesca. La televisione diventa lo strumento migliore per uno scontro tra simbolo, volontà e progetto. Si può datarne un inizio ben preciso? Il primo dibattito televisivo è del 1960 e mette a confronto due dei più leggendari presidenti degli Stati Uniti: Richard Nixon e John Kennedy. (…continua a leggere)

Lavoro, operai, diritti, licenziamenti, proteste. Parole dense che ritornano spesso nei giornali e alla tv portando in prima pagina il lavoratore, cassaintegrato, licenziato, a rischio o che lotta per salvare il suo posto di lavoro nelle varie contraddizioni attuali tra rispetto per la salute e ambiente e nuove forme di contratti lavorativi. L’operaio non è straniero nella storia d’Italia e non è difficile in questo periodo ricordare una stagione di lotte durata dall’estate del Sessantanove alla marcia dei Quarantamila, il 14 ottobre 1980. (…continua a leggere)

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